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VI RACCONTO PERCHE'
QUESTO E' UN LIBRO
STRAORDINARIO
E
PERCHE' L'HO SCRITTO
GUSTAVO ADOLFO ROL
IL GRANDE PRECURSORE
CON COMPACT DISC
ALLEGATO: 60 MINUTI DI PARLATO
DALLA SUA VIVA VOCE
Il libro
Questo libro, forma con il compact disc
allegato un insieme inscindibile, è un testo unico nel suo genere,
fondamentale, lontanissimo da tutto quanto esista finora in commercio.... Il libro narra le
situazioni, approfondisce i concetti, spiega quelli che sono i retroscena,
lo svolgersi degli eventi e delle interviste. Approfondisce e rende
comprensibili i dettagli di ciò che il compact disc permette di ascoltare
dalla viva voce di Rol. Libro e CD dunque, sono
strettamente interconnessi, perderebbero il proprio valore di comunicazione
se separati. Insieme, sono la più importante, autentica testimonianza
storica dalla viva voce di Rol per le generazioni future.
La scelta di Rol
Come ascolterete
raccontato da Lui, Rol ha scelto il titolo, la fotografia di copertina e anche la persona
amica a cui affidare l’incarico di registrare e raccontare. In piena
serenità mi ha rivelato il suo pensiero, le sue speranze, il rammarico per il
voltafaccia della scienza… Si, Rol mi ha scelta
con cura fra
le molte persone possibili, per affidarmi un incarico ben preciso.
La sua è stata una decisione autonoma; probabilmente con i suoi poteri ha visto qualcosa che ad altri era sfuggito:
un carattere gentile ma determinato, plasmato secondo i presupposti di
giustizia, lealtà, coraggio, onestà assoluta, onore, coerenza……
Sono i principi a cui si ispirava mio padre, ex Ufficiale
di Marina, che mi ha allevata come un Cadetto dell’Accademia Navale, credo che Rol
lo abbia percepito già dal primo istante…
L'incarico
Altri testimoni hanno raccontato
le cronache dei suoi esperimenti. Ancor più persone hanno fatto
rendiconti di pura fantasia. Io no.... Rol desiderava che si
scrivesse esattamente quanto leggerete nel testo, glielo sentirete dire a
più riprese in quei preziosi, irripetibili, 60 minuti del suo parlato.
Lui mi ha affidato un incarico, l'ho accettato, gli ho fatto una promessa e
l'ho mantenuta. Questo
libro è stato raccolto, scritto e presentato senza macchia e senza paura...
Chi lo ha conosciuto
proverà un tuffo al cuore nel risentire la sua voce, talvolta tonante,
talaltra giocosa… Risentirà i rumori della sua casa, il suo telefono che
suona di continuo in sottofondo all’intervista, i suoi passi sul parquet, le
sue mani che sfogliano l’agenda… Lo sentiranno ridere, arrabbiarsi,
insegnare, battere i pugni… Sarà come rientrare per qualche momento in quel
suo mondo incantato, che forse è sospeso da qualche parte fra le nebbie di
Avalon…
Nel libro racconto i
dettagli del nostro lungo incontro con Rol, un’amicizia durata oltre vent’anni,
fino alla sua dipartita. In quelle duecento pagine, ho reso testimonianza
soltanto di ciò a cui ho assistito ed ha ascoltato da lui direttamente. Non
c’è nulla di copiato da altrove o riportato per sentito dire…
Dalle molte ore di
registrazione disponibili, sono stati selezionati soltanto sessanta minuti,
non tutto il materiale audio è ancora divulgabile. I nastri originali
contengono nomi e situazioni che per ora vanno taciuti, ma sono là, ben
custoditi…
La promessa di
scrivere
Devo ammettere che Rol
ci teneva molto affinché scrivessi questo libro; ho temporeggiato per sedici
anni e francamente, avrei aspettato ancora…Non perché non avessi
cose da raccontare, anzi… le leggerete e ascolterete strada facendo, ma per
l’esatto contrario, per la massa enorme di cose, tutte importanti, ma
aggrovigliate nella mia mente e nei nastri registrati…
Si, Rol aveva insistito,
e lo sentirete dalla sua stessa voce. Mi aveva permesso di registrare i
nostri dialoghi, raccogliere la sua testimonianza diretta, e mi ha suggerito ha scelto anche il titolo e la
fotografia da mettere in copertina… Ho
cominciato più volte a scrivere questo libro, con lui ancora in vita, ma poi ho
accantonato l’idea. Era tutto troppo frammentato, troppo vasto, troppo
difficile…
Dopo la sua morte ho
pubblicato diversi articoli per i giornali, ho partecipato a talk show
televisivi, con Bruno Vespa, Mirabella... avrei potuto continuare, ma mi sono sentita scoraggiata dalla
superficialità con cui l’argomento è stato affrontato, e dalla quantità di
libri insignificanti usciti a raffica su di Lui. Alcuni scritti da persone
che non lo hanno mai sentito neanche una volta per telefono. Non avevo
nessuna intenzione di mettermi nel cesto, assieme ai tanti carciofi…
il suo segnale
E così ho lasciato
scorrere il tempo, certa che un giorno o l’altro Rol mi avrebbe lanciato un
segnale. Sapevo che poteva farlo e che prima o poi l’avrebbe fatto. … Così è
stato! Durante la notte tra il
10 e l’11 febbraio 2005 di venerdì, Rol mi si presenta in sogno; ricordo
ogni minimo dettaglio, era tutto così vivo che l’ho raccontato in diretta
nella mia trasmissione radio, lunedì 14 febbraio. Sogno di ricevere una
telefonata da Rol, la linea è fortemente disturbata e così lui deve parlare
a voce alta e ripetere più volte le frasi. Nel sogno ho la consapevolezza
che lui non c’è più e che mi sta parlando dall’aldilà. Rol è molto irritato e
perentorio: “Giuditta, perché ti sei
fermata? Vai avanti, continua…" Io sono felice ed
emozionata nel sentirlo, gli chiedo come sta, ma lui imperterrito non si
perde in convenevoli: “Tu
devi andare avanti, devi continuare! Non fermarti, hai capito?" E' come se avesse pochi
secondi a disposizione e dovesse dirmi tutto subito:
“Hai
capito Giuditta? Devi continuare, non fermarti davanti a niente! Vai avanti,
vai avanti…”
Naturalmente io so cosa
vuole, so cosa ho lasciato in sospeso. Lui insiste:
“Hai
capito Giuditta? Non fermarti, vai avanti, e ricordati del numero Undici,
undici, hai capito?”…
Poi la linea cade, apro
gli occhi col batticuore, sveglio mio marito e gli racconto di avere parlato
al telefono con Rol. Lui non si stupisce più di tanto ma io non mi
riaddormento più, penso fino all’alba a cosa posso fare per riprendere quel
libro interrotto…
Mi sembra che quello
fosse proprio il segnale che stavo aspettando, Il giorno dopo riprendo
gli appunti, sparpagliati, slegati fra loro ma... lo spirito è forte mentre
la carne è debole.... Messa di fronte a quella
immensa mole di lavoro decido di svicolare; mi sento troppo vecchia, stanca
e sofferente per lanciarmi in una nuova avventura con Rol… E poi, cosa sarà
quel numero undici? Il numero di Rol è il cinque… Ho deciso che non ne farò
nulla… 
Ma ho fatto i conti
senza il Grande, il Grandissimo Vecchio… Lui mi conosce benissimo, e indubbiamente conosce anche i
miei amici, sa dove può far breccia, sceglie quello più adatto, quello
che che ha
condiviso con me molti anni di microfoni…
Aldo
Così, entra nel sogno di
Aldo Grassi. Non gli dice nulla, lo guarda fisso negli occhi con il suo
sguardo penetrante. Aldo, che conosce benissimo sia me che Rol, capisce il
messaggio e, senza dirmi nulla, si mette subito all’opera. Ad Aldo, avevo affidato
in custodia la copia dei nastri con le registrazioni. Gli originali li avevo
depositati in banca da tempo. Sono un documento storico prezioso! Con la pazienza, il
metodo e la determinazione che gli sono propri, Aldo si è messo all’ascolto.
Ci sono oltre venti ore di parlato, registrate in tempi e situazioni
diverse, su decine di nastri, in spezzoni senza data, senza indicazione sul
contenuto… A me, la sola idea di
ascoltare quel guazzabuglio, scatena un attacco di panico: non ho neppure il
tempo per ascoltare un telegiornale… Ma Aldo il tempo ce
l’ha, ed ha la pazienza, la dimestichezza con il computer, con il mixer, e
così si lancia in quell’avventura per me impensabile: ascoltare, catalogare,
suddividere per argomenti, salvare su traccia, su nuovi supporti magnetici,
ripulire dal fruscio… Per me sono quelle le cose dell’altro mondo, non la
telefonata di Rol undici anni dopo la sua morte!
Va anche detto che,
nonostante l’aria affettuosa, suadente, Aldo è inflessibile e tenace come un
mastino, mi ha costretta ad ascoltare, annotando le mie scelte e
riversandole in tracce su cd diversi.
E così, riascoltando
a piccole dosi, dialoghi che avevo quasi dimenticato, sono riaffiorati
vivamente i miei
ricordi, tornava la nostalgia, le emozioni di un’epoca ormai perduta…
Tanto ha fatto che mi ha
obbligata a cominciare, ad accendere il computer e scrivere…
Ma scrivere, per me, è naturale come
respirare, come nuotare per un pesce o volare per un’aquila, una volta
cominciato, tutto diventa inarrestabile: i ricordi e gli episodi si
accavallano, fluiscono come torrenti, e Aldo sempre pronto, insinuante, con
un nuovo dialogo da farmi riascoltare, ricordare, rivivere... riscrivere.
Senza di lui, siatene
pur certi, questo libro non sarebbe nato…

RICORDANDO
IL MAESTRO
(Articolo di Giuditta Dembech Pubblicato su "Il
Nostro Tempo" di Torino nel centenario di Rol )
Quest'anno,
Il 20 giugno
1992, si è
celebrato il centesimo anniversario della nascita di Gustavo Adolfo Rol, un uomo
conosciuto in tutto il mondo, che ha avuto accesso a poteri e possibilità al di
fuori della norma. Era capace di leggere il pensiero oppure libri chiusi,
custoditi chissà dove. Poteva vedere squarci di passato o anticipare il futuro,
poteva materializzare o smaterializzare oggetti, comunicare con l’aldilà… tutte
cose da fantascienza, impossibili per chiunque, ma non per lui…
La sua lunghissima vita (ha
coperto quasi tutto un secolo) ha lasciato dietro di sé sconcerto, ammirazione e
tanti, tanti interrogativi aperti.
Nato a San Secondo di Pinerolo,
in una famiglia di nobili origini scandinave, era un bambino biondo, gentile,
apparentemente come tanti altri, salvo forse un ostinato mutismo che proseguì
fino ai cinque anni quando, dinanzi al caminetto acceso, pronuncia la sua prima
parola, che già in sé aveva il germe della profezia: “Napoleòn!”
Da adulto, diventerà un famoso
antiquario e raccoglierà moltissimi cimeli appartenuti all’imperatore, compresa la
splendida carrozza dorata che poi regalerà alla città di Torino (che l’accettò
malvolentieri. Oggi è relegata in un magazzino nel castello di Stupinigi)
Suo padre direttore di Banca lo
sistemerà come impiegato in una filiale in Costa Azzurra , anche se il ragazzo
ha altro per la testa. Ama l’arte, la musica, la bellezza in ogni sua forma,
femminile soprattutto… Ma è un figlio rispettoso della volontà paterna e accetta
anche se controvoglia. Lascerà l'incarico alla morte del padre. E sarà proprio a
Marsiglia, nel 1927 che avverrà il suo incontro con il Potere; il potere
della mente sulla materia, e sarà un incontro sconvolgente.
La sua vita cambia, scopre di
possedere quelle capacità misteriose e sconosciute che lo renderanno famoso.
E’ un credente, ha il cuore
puro, non è avido di successo né di danaro. Si nasconderà sempre, rivelandosi
soltanto a quei pochi (o molti) con cui negli anni viene in contatto. Sarà
sempre molto schivo, diviso fra due realtà dimensionali, quella di spirito e
materia, che non hanno nulla in comune, eppure sono entrambe reali…
Negli anni a venire sarà
invidiato dai prestigiatori perché compie autentici prodigi senza trucco,
detestato dagli scienziati perché sconvolge i loro canoni , sarà incompreso da
tutti e spesso tacciato di mistificazione.
In effetti la scienza non può
capirlo, Rol parla di poteri dello Spirito ma gli scienziati non sanno cosa sia
, non ha peso specifico, non si vede al microscopio… la scienza non ammette
l’esistenza dello Spirito, proprio non sa da che parte andarlo a cercare… Per
la scienza non ci sono i parametri, non c’è una base comune di dialogo.
I servizi segreti
internazionali invece, non perdono tempo in speculazioni filosofiche, sanno che
queste cose funzionano e da sempre tengono i veggenti sotto controllo. Rol fu un
veggente straordinario e come tale fu sempre marcato stretto dalla varie
“Intellligence”
Ma a lui non interessava
penetrare con la mente nei piani d’attacco, e forse, non ci sarebbe riuscito…
E’ pur vero che, quando i
nazisti installarono il loro quartier generale nella sua casa nel pinerolese,
li intrattenne ogni sera con i suoi prodigi… Lui stesso mi raccontava di come
riuscisse a metterli in contatto fenomenico con le loro famiglie in Germania, a
uardare dentro alle loro case lontane. Si, in questo senso ha usato largamente i
suoi poteri, ma non fu mai un gioco e né una mera esibizione di potere. Usava
gli esperimenti riusciti, le lettere “precipitate” dal nulla sul tavolo come
merce di scambio per salvare la vita ad ostaggi che non sarebbero stati fucilati
ilo giorno dopo…
Silvan ha detto scioccamente
che tutti gli esperimenti di Rol si possono replicare ”con il trucco”. Vorrei
tanto vedere Silvan accomodato su quella stessa poltrona per tentare di
abbindolare “con il trucco” quegli stessi feroci interlocutori!
Tutto il resto ormai appartiene
alla storia… Storia raccontata in molti libri, alcuni veri, alcuni un po’ meno.
Quello che continua a sorprendermi è il coraggio con cui vengono pubblicati a
getto continuo libri che sono soltanto collages messi insieme da chi Rol non lo
ha mai conosciuto e si è limitato a rubacchiare ciò che hanno scritto altri.
Nei giorni dell’anniversario la
carta stampata ed i salotti televisivi rigurgitavano di personaggi, alcuni noti,
altri perfetti sconosciuti che pontificavano vantando assidue frequentazioni,
amicizie consolidate, eventi straordinari a cui hanno assistito. E Rol
dall’aldilà li osserva mentire spudoratamente…
C’è addirittura chi, ha
aggiunto al proprio, il cognome di Rol, firmando articoli su giornali e
riviste, e nessuno si preoccupa di verificare…
Vorrei vedere se decidessi di
firmare i miei articoli con Giuditta D’Annunzio , cosa succederebbe!
Contemporaneamente si è levata
l’onda lunga dei detrattori, di coloro che insistono nel definirlo
mistificatore, di nuove leve di prestigiatori in cerca di notorietà. Chissà
perché finchè Lui era vivo hanno taciuto?
E nuovamente da Bruno Vespa è
riapparso Silvan, (ormai la mummia di sé stesso) che ripete quanto aveva già
detto vent’anni fa: “posso rifare con il trucco qualunque suo esperimento: dalla
carta che attraversa il tavolo, alla scrittura a distanza, ai quadri che si
dipingono da soli”. Ma certo, non lo mettiamo in dubbio…
E a Silvan rispondo con le
stesse parole che ho pubblicato sulla rivista che dirigevo allora: “Il trucco è
un trucco, ma i doni dello Spirito rimangono un mistero. Chiunque può copiare la
Gioconda, ma soltanto dopo che il genio di Leonardo l’ha ideata, traendola dai
mondi dello spirito per portarla nel mondo della materia sulla tela…”
I detrattori di ogni ordine e
grado si sono coalizzati con una virulenza mai vista prima, forse perché Lui
ormai non può zittirli. Ma per quanto abbiano cercato di alzare la loro potente
voce per coprire un brusio vasto e persistente, non approderanno mai a nulla.
La scienza con Rol ha perso il
treno, non l’ha capito da vivo, figuriamoci adesso che se parla per sentito dire
e ne parlano impostori e mitomani… Rol ha attinto a leggi ed energie della
Natura che ancora non sono state conosciute, comprese e nè codificate, non in
quest’epoca almeno…
Sta accadendo nuovamente ciò
che accadde per Lavoisière, il più insigne scienziato della Francia del 1600:
gli portarono ad esaminare alcune pietre cadute dal cielo; lui, dopo averle
lungamente esaminate disse: “non esistendo pietre nei cieli, ergo queste pietre
non possono ricadere sulla terra…”
La scienza del suo tempo ancora
non sapeva nulla dell’esistenza dei meteoriti, anziché ammettere la propria non
conoscenza della materia, si preferì negare l’evidenza ed accusare di frode chi
le aveva viste cadere… Esattamente come fa la scienza di oggi, circonda di
discredito e ridicolo chi la contraddice…
Si, il paragone calza, Rol è
stato un meteorite vivente piombato troppo in anticipo sui tempi, ed hanno
tentato di riservargli lo stesso trattamento…
Di Lui, per quanto ho visto e
sentito in prima persona posso parlare con cognizione di causa, senza timore di
essere smentita o zittita da alcuno, perché IO C’ERO…. Io c’ero e ci sono stata
per circa venticinque anni, con un’amicizia granitica, serena, disinteressata…
Si, Rol mi ha fatto dei regali:
qualche disegno scarabocchiato su fogli di notes, una tartaruga di porcellana,
una scatola di Limoges per mia figlia Jacqueline, altre piccole cose prive di
valore materiale, ma inestimabili perché erano sue…
Quando gli ho telefonato per la
prima volta ero una giovane cronista della Gazzetta del Popolo, e come tutti i
principianti sognavo l’intervista al mostro sacro, quell’intervista da prima
pagina che aveva sempre negato a tutti.
Sapevo che raramente rispondeva
al telefono e che detestava i giornalisti, ma caparbiamente ci ho provato… Con
mio immenso stupore ed emozione rispose subito.
“Senti bene ragazza, come
giornalista non ho nulla da dirti, e non permetterti di pubblicare neppure una
mia parola, ma come persona invece…”
Non lo lasciai neppure finire:
“dimentichi la giornalista, le do la mia parola d’onore che non la tradirò mai”.
Non l’ho mai fatto, ero e sono
sincera, e lui lo sapeva; Un giorno mi disse che mi stava aspettando e che
sapeva che prima o poi sarei arrivata…
Da quel giorno, per quasi un
anno, scambiammo lunghe conversazioni telefoniche quotidiane in cui si parlava
di tutto, ma non d’incontrarci…
Decise lui quand’era il
momento, e la notte precedente non riuscii a chiudere occhio. Arrivai da lui
completamente vestita di bianco, mi sembrava il più adatto al mio stato d’animo.
Ricordo il suo primo sguardo
azzurro e penetrante, di falco e di bambino… Mi attraversò l’anima e in un lampo
vide qualcosa che allora non potevo capire e che non compresi ancora nei
vent’anni successivi… Mi guardò in controluce dicendomi “Si, hai una bellissima
aura, sono proprio contento di averti conosciuta, però, ora ragazza mia, di
corsa dal medico”. ragazza mia, di corsa dal medico”.
Mi lasciò in piedi
nell’ingresso, davanti al busto di Napoleone che troneggiava sopra al pianoforte
e si avviò al telefono per chiamare il suo medico di fiducia, il dott. Gaito.
Insistè perché mi visitasse al più presto, mettendogli anche una gran fretta.
Naturalmente stavo benissimo e
anche il dottore mi trovò in ottimo stato, ma si preoccupò perché sapeva bene
chi mi aveva indirizzato a lui,
Ogni volta che mi incontrava,
guardandomi Rol scrollava la testa e mi ripeteva: “Giuditta, non hai idea di
quanto ti stia aiutando...”
No, non ne avevo idea,
nonostante tutte le cose che avevo visto accanto a lui, pensavo fosse un suo
vezzo per farsi coccolare…
L’ho capito vent’anni dopo,
quando, stroncato dal dolore per la perdita di sua moglie, forse il Grande
Vecchio abbassò la guardia, la sua amorevole protezione si allentò ed il destino
fece il suo corso. Accadde allora ciò che lui vide il giorno del nostro primo
incontro: una lesione al midollo spinale mi lasciò completamente paralizzata,
inerte come un vegetale, ma questa è una storia, fortunatamente (quasi) a lieto
fine…
In tutto il tempo trascorso
accanto a lui, di cose incredibili e meravigliose ne ho viste tante, molte più
di quante possa e sia autorizzata a raccontare.
Gli piaceva il mio carattere,
apparentemente forte, ma in effetti forte,indipendente e determinato. Pur accettando con gratitudine i suoi
insegnamenti ero pronta a discuterli, a confrontarli con le mie teorie
teosofiche. Gli piaceva il mio modo di scrivere, semplice, incisivo, capace di
semplificare e divulgare anche i concetti più complessi, e soprattutto sapeva
che non avrei mai tradito la sua fiducia, e così è stato…
Decise che ero la persona
giusta per raccogliere il suo raccontarsi e scrivere quel famoso, mitico libro
sulla sua vita. E così, da un certo punto in poi mi permise di registrare…
Rimanemmo d’accordo che avrei
potuto usare un piccolissimo apparecchio a pile; potevo tenerlo sulle ginocchia
ma coperto col foulard. Non sopportava di vedere i nastri in movimento; diceva
che quelle ruote gli rubavano la vita, lo trascinavano via. Questo compromise
molto la qualità dell’audio, ma era la prima volta che si concedeva alla
tecnologia, e gliene sono grata, perché oggi possiedo l’unica testimonianza
esistente, con i rumori della sua casa, il telefono che suona in continuazione,
i passi di sua moglie che ci raggiunge per il thè…
Cosa dire di lui che non
abbiano già detto gli altri? Che il suo salotto era inaccessibile; che per
arrivare fino a lui non servivano raccomandazioni, preghiere, suppliche,
pressioni. Talvolta, in via eccezionale, ci autorizzava a portare un amico, ma
di solito era lui a scegliere, seguendo una sua logica imperscrutabile.
Imprenditori, artisti, prelati,
politici, luminari della medicina, della letteratura, talvolta anche regnanti,
hanno bussato alla sua porta; a volte ricevuti, a volte no…
Dinanzi ai loro occhi
sciorinava i suoi poteri, in piena luce, con la semplicità di un gioco… Ma non
erano giochi, erano prodigi!
Ricco di famiglia, non aveva
necessità di danaro, devolveva grandi somme in beneficenza; aiutava persone in
difficoltà, e spesso ricorreva alla sua vastissima rete di conoscenti per
risolvere i problemi quotidiani di quanti si rivolgevano a lui disperati.
Lo si incontrava spesso in
ospedale, arrivava inaspettato al capezzale di qualche ammalato per portargli
sollievo materiale e spirituale, talvolta anche guarigione, ma ci proibiva anche
solo di farne cenno. Non voleva che lo si scambiasse per un guaritore, ma in
effetti aveva anche quel dono.
Nella sua straordinaria vita,
lunga quasi tutto un secolo, conobbe i più grandi del suo tempo, da Mussolini ad
Einstein a d’Annunzio, a vari pontefici.
Sulla base di conoscenze
teosofiche, posso affermare che il suo compito fu grande, non compreso e né
investigato. Rol aveva lo stesso compito portato
avanti un secolo prima da Helena Blavatsky, dotata degli stessi poteri. Come lei, Rol doveva dimostrare
ai potenti della terra con cui venne in contatto, che lo spirito ha il potere di
interagire e modificare la materia. Che la materia stessa è spirito, e come tale
ubbidisce a leggi spirituali, anche se ancora non conosciute e codificate dalla
scienza.
E i grandi della terra, anche
le menti più eclettiche non lo compresero, ammaliate dai suoi prodigi gliene
chiedevano sempre di nuovi e più complessi, gli chiedevano previsioni sul
futuro, sull’economia, gli affetti, gli andamenti politici, ma non si
preoccupavano di capire da dove, e come attingesse a quelle sue facoltà.
E quegli stessi privilegiati
(migliaia) che per anni hanno affollato il suo salotto, o hanno bramato per un
incontro, ora tacciono, si defilano, non vogliono apparire.
Perché non raccontano ciò che
hanno visto, sentito, ottenuto da quell’uomo cortese e riservato? Se chi sa
tace, saranno soltanto i detrattori a parlare, e non ci sarà nessuno di
qualificato a zittirli, e la bilancia che dovrebbe pesare la verità pende dalla
parte sbagliata…
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