Un articolo di
Di
Franco Libero Manco
La crudeltà praticata come spettacolo ha
origine antichissime, si pensi che per l’inaugurazione
del Colosseo furono immolati 11.000
animali. Le prime gare con i tori in Spagna risalgono
all’anno 815 d.C. ma la corrida vera e
propria nasce nel XIV secolo come gioco equestre.
Nell’arco di 20 anni il papa Pio V emanò ben
4 bolle a severa condanna delle corride e delle altre
fiestas, ma senza alcun risultato.
Filippo V di Borbone disse: “E’
incredibile il desiderio di ammazzare animali che dimostra questa
nazione. Questo popolaccio è di una
ferocia incredibile”. Nel 1805 Carlo IV emise la Real Cedula
che vietava formalmente la corrida, ma di
fatto non ebbe alcuna efficacia.
Ma vi sono molti interessi di carattere
economico, politico e religioso che ruotano intorno alle corride.
Ricchi latifondisti, allevatori di bestiame,
agenzie turistiche e operatori della carta stampata si
appellano alla tradizione, all’interesse
turistico, artistico e sportivo. I grandi allevatori godono di
importanti appoggi politici e di consistenti
finanziamenti da parte del Ministero della cultura.
I tentativi recenti di far sbarcare a Mosca e
a Venezia la corrida sono falliti a causa delle proteste
degli animalisti europei e dell’opinione
pubblica. I turisti che alimentano le corride sono principalmente
italiani
e giapponesi. Il mito della corrida è rinforzato grazie ai romanzi
di Ibanez ed Hemingway.
Anche le star del cinema come Gina
Lollobrigida, Sofia Loren, Ava Gardner e Lucia Bosè hanno
contribuito con i ruoli assunti in alcuni
films.
Almodovar ne “Il
Matador” denuncia invece la violenza taurina e critica il cattolicesimo.
Unico tra le agenzie turistiche ad essersi
rifiutato di propagandare le corride è l’Alpitour su pressione
della lega antivivisezione.
Tossa de Mar è stata la prima città
spagnola ad aver abolito la corrida.
La corrida, come le feste patronali, si
associa a rituali cruenti di origine pagana.
Tra le fiestas più note vi è quella di Medina
Celi in cui il toro ha le corna intrise
di pece infuocata;
quella di S. Isidoro a Madrid e di S. Firmino a Pamplona.
Esistono in Spagna circa 400 plaza de tores.
Prima dello spettacolo il toro viene battuto sugli arti
posteriori e sulla schiena con sacchi di
sabbia.
Altri espedienti sono: stoppa nelle
narici; vaselina negli occhi, droghe, limatura delle corna.
Inoltre, fin dall’inizio l’animale ha un
lungo spillone conficcato nel collo che reca una bandierina
(coccarda) col nome dell’allevatore.
Durante la corrida i primi ad affrontare il
toro sono i “banderilleros” muniti di aste di legno lunghe
70 cm munite di un arpione di acciaio a
punta. La gualdrappa, innovazione abbastanza recente,
serve ad impedire al pubblico di
vedere i cavalli sventrati dalle incornate dei tori.
Molti cavalli vengono ricuciti rozzamente e
fatti rientrare nello spettacolo successivo.
Nell’arco dello spettacolo, che dura circa
un’ora e mezza, vengono uccisi 6 tori da 3 toreri.
Dietro la barrera il toro viene castrato
ancora vivo e cosciente, tagliate orecchie e coda.
Nell’ultimo secolo sono morti nell’arena 40
fra toreri e picadores a fronte di 30.000 tori uccisi ogni anno.
Nessun toro è mai stato graziato. Neppure il
toro che uccise il grande Manolete con un’incornata:
le sue orecchie e la sua coda furono
seppellite con lui.
Nel 1960 è stata istituita presso la facoltà
di medicina di Madrid una cattedra di torotraumatologia.
Oltre alle corride ogni anno si svolgono in
Spagna circa 3.000 feste patronali in cui vengono coinvolti,
tormentati e uccisi animali di ogni
specie: vitelli, caprette, asini, cani, gatti, oche, galli.
Quasi tutte le feste si concludono con
il taglio dei genitali dell’animale.
I bambini sono invitati ad emulare i
grandi. In alcune cittadine i bambini entrano gratis a vedere la corrida.
La Chiesa non ha mai preso una posizione
coerente e definitiva contro le corride,
nonostante la bolla di S. Pio V che condanna
duramente ed in modo imperituro la corrida..
Ogni Plaza de Tores deve avere una piccola
cappella dove
ogni
torero riceve la benedizione di un prete
prima di entrare
nell’arena. Il prete deve assistere a tutta la corrida.
Don Angelo Rodriguez è occasionalmente
entrato nell’arena per toreare.
Le banderillas, riccamente
decorate, venivano confezionate in un convento di suore di clausura
presso Madrid
dove l’Università Pontificia ha istituito una
cattedra di Tauromachia il cui docente era un prete francescano,
Alfonso Ortega, tra l’altro vice direttore
della stessa Università.
In Messico, più che in Spagna, le corse dei
tori, che accompagnano le varie ricorrenze religiose,
sono sostenute dalla Chiesa: servono a
sovvenzionare la costruzione di edifici sacri.
Alcuni religiosi erano coinvolti
nell’allevamento e a Caracas i frati cappuccini possiedono addirittura
un’arena.
In Messico vi è l’arena più grande del mondo,
la Monumental, in grado di ospitare 50.000 persone.
Condannarono le corride Voltaire, Montesquieu,
Byron, Garcia Lorca, Victor Hugo. Anche in Francia ogni anno
si svolgono un centinaio di corride.
Nel 1800 nasce in Francia la società per la
protezione degli animali inizialmente contro le crudeltà inflitte
al cavallo, animale prediletto
dall’aristocrazia, ma solo dal 1860 l’idea della protezione degli animali si
estende
a tutti gli animali.
In Portogallo fin dal 1834 fu vietata la
messa a morte del toro, ma il toro subisce le medesime violenze
delle corride tradizionali anche senza
la stoccata finale della morte.
Il mondo culturale spagnolo non ha il
coraggio di esporsi apertamente contro la corrida.
Soltanto i Verdi ed i Repubblicani spagnoli
hanno condannato apertamente la tauromachia.
Franco Libero Manco
Manifestazione contro la corrida
programmata
per sabato 30 settembre in Roma,
Largo
Goldoni dalle ore 11 alle ore 13.